--------------------------------- RELEASES --------------------------------- Menhir --------------------------------- Andrea Parodi Elena Ledda / RosaResolza --------------------------------- Antonio Placer / Cancionista --------------------------------- Mauro Palmas/ Cainà --------------------------------- Alberto Sanna/ Sanna --------------------------------- |
------------------------------------------------------------ MENHIR ---------------------------------------------------------- PREDAS FITTAS / Coro a Tenores “Angelo Caria” Parole e musica: Momak e kappa Scratch: dj Seb Gavino Murgia – sax IL NUOVO DISCO DI MOMAK E KAPPA, I DUE LEADERS DELL’HIP HOP IN SARDEGNA QUINTA PRODUZIONE DISCOGRAFICA DI S’ARDMUSIC E JAZZ IN SARDEGNA Spegnete la luce, mettete le cuffie e ascoltate un po’ di rap, in sardo. Dal cuore della Sardegna arrivano il suono e le parole solide come la roccia dei monoliti millenari nel nuovo disco dei Menhir, musica che tocca l’anima, quella che con il funky, il reggae e l’etnica, inevitabilmente, per energia e determinazione, contamina. Una nuova produzione del catalogo di S’Ardmusic, che porta la firma di Momak e Kappa, i due leader storici dei due gruppi più importanti della “vecchia scuola” hip hop nuorese w.a.r e s.m.p, precursori in Sardegna tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 di quel movimento culturale nato nelle comunità latino e afroamericane del Bronx alla fine degli anni ’70, espandendosi grazie ad una forte esposizione mediatica in tutto il mondo, fino alla Sardegna, e generando un incredibile fenomeno sociale, quando il breaking e il graffiti-writing esplodevano in tutta la loro energia nei film e nei documentari dell’epoca. Oggi insieme nei Menhir, i due attivi rappers nuoresi dopo tanti anni di esperienze nell’isola e quattro a Torino, approdano a questo nuovo progetto, nel pieno della loro grinta e sempre di più punto di riferimento del movimento giovanile hip hop del centro della Barbagia e della Sardegna. L’album dal semplice titolo “Menhir” è prodotto da Michele Palmas per S’Ardmusic e Jazz in Sardegna, registrato da Daniele Barbato e Marco Motoi presso lo studio Suonoimmagine di Nuoro, mixato e masterizzato da Elvio Melas presso lo studio “La Lavanderia” di Cagliari e distribuito da Egea. Quinto disco del catalogo, S’ardmusic e Jazz in Sardegna questa volta rivolgono una particolare attenzione ai talenti della nuova generazione di artisti che si stanno imponendo all’attenzione del pubblico, della critica e delle case discografiche, per idee innovative e utilizzo creativo delle nuove tecnologie. Un occhio puntato al meglio della scena hip hop sarda, dove cominciano a incontrarsi, mescolarsi e conoscersi culture, anche musicali, diverse, con una grande attenzione alla tradizione musicale della Sardegna e agli artisti che da anni ne trasmettono la bellezza a tutto il mondo. Il risultato è uno dei pochi esempi concreti di contaminazione tra la nostra musica popolare, il jazz, il funky e il rap, una incredibile forza centripeta che sta rivoluzionando la nuova musica popolare nell’isola, come afferma Michele Palmas, produttore di S’ardmusic. << Questa volta abbiamo puntato l’attenzione sui Menhir perchè rappresentano a nostro avviso un nuovo modo molto originale di fare musica popolare. I Menhir esprimono la loro rabbia, la bellezza della Sardegna, del silenzio, della luna, vista dai monti della Barbagia, cantano, come loro stessi affermano – ‘la cultura della musica contro quella dei bar’ - rappano la loro passione per la vita, attingendo dalla cultura della strada, ma non solo nuorese, del mondo. Momak e Kappa rappresentano la tradizione in transizione, li considero i moderni ‘poeti’, “attrattori” di una nuova cultura con una marcia in più, quella poesia dalla spinta gravitazionale che si libera oltre la memoria attraverso un linguaggio che in modo naturale ed atavico conosce le armonie del verso antico, quello delle antiche gare poetiche, con una capacità straordinaria di saper fondere la limba in strofe ricche di modernità, forza, risolutezza ed armonia, in un tappeto di ritmi sardi, funky e jazz davvero unico. I Menhir sono specchio dei nostri tempi, una novità fresca nel panorama sardo e nazionale, esponenti della nuova cultura della ‘strada musicale’ che sta al passo con i nostri giorni>>. S’ardmusic e Jazz in Sardegna presenteranno i Menhir dal vivo al grande pubblico dello European Jazz Expo di Cagliari con un concerto che vedrà sul palco i due straordinari rappers nuoresi affiancati per l’occasione da Gavino Murgia, il celebre sassofonista nuorese, grande musicista del panorama jazz internazionale e attento ricercatore nell’ambito della musica tradizionale. Il progetto dei Menhir vede insieme a Momak e Kappa e allo scratch di Dj Seb, oltre al contributo straordinario in alcuni brani di Gavino Murgia, profondo conoscitore e sperimentatore della tradizione sarda con alle spalle un eccellente bagaglio musicale che comprende esperienze con nomi di rilievo della scena etno-jazz mondiale, anche la voce per eccellenza del canto sardo Elena Ledda, presa in prestito con abile maestria in studio tramite un campionamento del brano “Canto a Dillu” utilizzato per “Sardinia”, il brano che chiude l’album dei Menhir e che vede fondersi in un’unica traccia tre diversi orientamenti musicali quali l’hip hop, l’etnico e il jazz e che riassume già nel titolo una perfetta mescolanza di differenti sonorità e contenuti, ad indicare il rispetto e il sentimento profondo dei due leaders per la Sardegna unito alla volontà di saper ‘ascoltare’ non solo in casa propria, ma anche oltre il mare, senza pregiudizi. Un sentimento confermato anche attraverso la scelta dei due B-boys di aprire il disco con un classico canto a tenore guidato da una delle voci più belle del nuorese: quella di Tziu Armando Piras, fondatore del gruppo “Angelo Caria” (basso, Stefano Pira; mesu boche, Pierluigi Pira; contra, Michele Sanna; boche, ziu Armando Pira). Presenti nei vari brani del disco anche la voce solare di Federica Gallus, in “Traballande” e ”Note blu”, i bassi alternati nei diversi brani di Sandro Canova, Silvano Lobina, Mauro Dore, Stefano Lusci, Giampaolo Demontis, le chitarre di Francesco Demontis e Fabio Calzia, il sax di Simone Pala, Luca Devito al flauto e infine il pianoforte di Daniele Barbato. MENHIR Protagonisti del movimento giovanile hip hop nuorese, una cultura così vicina ai giovani e ai loro disagi, i Menhir sin dai tempi in cui nei primi anni ’90 si esibivano come breakers nel capoluogo barbaricino, testimoniano in questo album, con il loro energico ‘rappare’ tra piatti e campionatore sulle ritmiche del funky che si mescolano nella tradizione sarda per poi dare voce ai fiati e spessore alle note campionate del jazz, una manifestazione non solo musicale ma soprattutto sociale, culturale e artistica basata sull’espressione della propria creatività tramite la musica, il ballo, la scrittura; tratti imprescindibili che caratterizzano i due rappers della Barbagia, vero gioiello di tutta la scena hip hop isolana, oggi sempre più produttiva e in grande fermento. Quindici brani cantati in sardo, il nuorese, e in italiano, ‘tosti’ e fieri come gli antichi menhir, o “sos predas fittas”, come li chiamano in Sardegna, ovvero ‘pietre infisse nel terreno’, simbolo di solidità, stile, orgoglio e dignità del popolo sardo e della sua capacità di resistere al tempo ma anche di saper accogliere a testa alta il tempo che scorre con i suoi inevitabili cambiamenti. Come esprime chiaramente l’immagine in copertina curata dal grafico Giuseppe (Grim) Moro: il menhir come pietra antica, inamovibile, che suggerisce il forte senso di appartenenza ad un grande popolo ed alla sua cultura; le casse, a simboleggiare la tecnologia del suono, le novità, la modernità, la resistente musicalità di questa terra, l’apertura a tutte le altre culture del mondo, custodi di infiniti altri menhir, punto di incontro tra il popolo e le divinità e simboli di fertilità. Nei brani dei Menhir di Nùgoro il grande bagaglio musicale di una terra millenaria come la Sardegna diventa fonte inesauribile dalla quale attingere nuove sonorità dove gli strumenti usati nei balli sardi e nelle canzoni popolari legano perfettamente con le ritmiche del funky e delle batterie elettroniche tipiche del Rap. La lingua, il nuorese, viene usata, sia nei brani dalle sonorità sarde ( “Traballande”, “Sardinia”) come anche in quelli di matrice funky (“Pro su dinare”, “Sa bida in bidda”). I Menhir usano la loro lingua ‘madre’ per rappare con grande naturalezza e disinvoltura, il sardo dimora nei testi senza nessuna difficoltà, ma al contrario sembra, nello stile unico Menhir, una lingua che non ha davvero niente da invidiare alle fonetiche del rap americano. Ma i Menhir dimostrano non solo una grande abilità nel giocare con le rime quasi percussive e con le parole in sardo, incastrandole a tempo nei testi, in un perfetto freestyle, ma anche uno studio particolare e davvero originale nell’impostazione della voce, che li rende davvero unici nella scena hip hop. Ispirandosi al cuncordu e ai canti a tenore, Momak e Kappa utilizzano infatti le voci di impostazione baritonale con una tecnica vocale molto particolare che ricorda il suono gutturale della “contra” ottenuta con la chiusura tipica della gola o raschiate, o con l’apertura della gola e del diaframma, “il bassu”. Il risultato è una sorpendente voce dalla timbrica singolare per questo genere musicale, che emerge tra swing, cool free, bossanova, be bop, ragtime, soul funk, tutto rigorosamente in chiave hip hop. Suoni funk, e molto jazz, considerato come il padre legittimo del rap, figlio dello “scatting”, come vuole la tradizione, che vede i più grandi rappers del mondo campionare i grandi della storia da John Coltrane, Duke Ellington, Chet Baker e tantissimi altri, ma anche campionamenti che traggono spunto dalla musica folkloristica sarda ottenendo una miscela musicale unica ed originale. I testi nei brani dei Menhir sono come fotografie dell’universo sardo, analizzato in tutte le sue sfaccettature. Influenzati dalle canzoni e dai cori a tenore del nuorese e dalle note malinconiche e acute degli scrittori sardi raccontano le contraddizioni dell’isola, il suo fascino, le sue peculiarità, il disagio sociale. Chitarre allegre e ritornelli ironici da festa con allusioni sessuali del gallurese, o canzoni del cagliaritano dai temi sacri, vengono smorzate dalle note doloranti di “badde lontana” e “adiosu nugoro amada” o di denuncia sociale “ Pratobello” o “Santu Leonardu”. I Menhir rappano con grande autoironia la quotidianità della vita di paese, bellissima per tanti aspetti, ma dove talvolta la monotonia e l’assenza di alternative, prendono il sopravvento generando molta frustrazione e un serio problema dell’alcolismo sempre più diffuso; parole pungenti che denunciano le difficoltà a trovare un lavoro, la durezza del mondo contadino, dei pastori e degli operai, sulle note tradizionali di una ”trunfa” e delle “benas” suonate da Kappa; dipingono a tinte nere e velenose il mondo fittizio della tv, il potere dei soldi, ormai unica ragione dell’esistenza umana, il cambiamento climatico e la fine del mondo e dell’umanità intera, la Barbagia e la crudeltà della sua balentìa, che si nutre di solo sangue e di faide generate il più delle volte dai fumi dell’alcool che uccidono tanti ragazzi per motivi futili. Una morte il cui volto il paese conosce bene, un volto oscuro che aspetta paziente sotto casa, o all’uscita di una festa, o semplicemente in un bar. Visi di giovani che non sorrideranno più, se non dalle foto sul marmo gelido delle tombe. L’attittu, il lamento funebre di una madre, forse aiuta a pensare ad una seconda possibilità, in un altro posto però, altrove, al di fuori di questo mondo. Rappano i Menhir, camminano il jazz poi lo mandano a loop su un beat che mettono a repeat dentro lo stereo per ore ed ore, quando nel loro cuore c’è il sole, ci sono parole, sul tempo le fanno suonare, le fanno volare…. “B-boy si nasce e si resta sino alla fine…………”
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www.mauropalmas.com
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